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quando nella chiesa di St.Peter a Liverpool, in occasione della festa annuale della parrocchia, era in corso un'esibizione dei Quarrymen, il gruppo skiffle di cui era leader il sedicenne John Lennon.

Ivan Vaughan, già compagno delle elementari di John, e componente della band, gli presentò il quindicenne Paul McCartney, all'epoca suo compagno di scuola al Liverpool Institute.

Durante le sue esibizioni John usava cambiare parole e accordi a suo piacimento; rimase quindi colpito dalla memoria di Paul che ricordava alla perfezione testi e melodie.

Sebbene John ben sapesse che invitare Paul a far parte del gruppo avrebbe significato condividerne la leadership, si risolse ben presto a chiedergli di entrare nei Quarrymen.

Un anno dopo l'ingresso di Paul nel gruppo, questi contattò per un provino un altro ragazzo del Liverpool Institute, l'amico e compagno di scuolabus George Harrison.

John ammise George nel gruppo dopo un provino che ebbe luogo proprio su un autobus.

Nel 1960 fu un compagno di John all'Art college, lo scozzese Stuart "Stu" Sutcliffe a divenire il bassista dei Quarrymen. Pittore di grande talento, acquistò un basso-Hofner dopo aver venduto il suo primo quadro.

Più tardi, quell'anno, prendendo spunto dai Crickets di Buddy Holly (grilli, in inglese), il complesso prese il nome di Beatles (dopo essere passati da Beetles - coleotteri -, Long John & The Silver Beetles, Silver Beetles etc..etc…).

 

L'associazione in italiano fra il nome dei Beatles e quello degli scarafaggi è in realtà un errore grossolano anche se radicato in una leggenda: il nome comune inglese dello scarafaggio è cockroach, mentre con beetle si indicano genericamente i Coleotteri.

L'errore, presumibilmente solo italiano, è probabilmente nato da una traduzione infelice del termine beetle e da una scarsa conoscenza degli Insetti.

La scelta del nome identificherebbe i Beatles con i maggiolini o gli scarabei (o meglio con il rumore del battere -to beat- le ali) e non con gli scarafaggi.

I Beatles non si caratterizzavano all'inizio della loro carriera per bravura.

Mancavano di un batterista fisso; a loro si unì per un breve tempo il batterista trentaseienne Tommy Moore, che li lasciò dopo una tournèe in Scozia come gruppo di accompagnamento del cantante Johnny Gentle.

E soprattutto Sutcliffe aveva difficoltà a suonare il basso in modo soddisfacente.

Per una serie di fortunate coincidenze, poichè altri gruppi di Liverpool non erano disponibili, il loro primo manager, Allan Williams, procurò loro una scrittura ad Amburgo, dove un'altra band di Liverpool, Derry and Senior, stava esibendosi con successo.

Mancavano però ancora di un batterista: esibendosi nel "The Casbah" di Mona Best, notarono il figlio della proprietaria, tale Pete Best, che possedeva e suonava una batteria ma non aveva un proprio gruppo.

Fu reclutato pochi giorni prima di partire per Amburgo. Ad Amburgo iniziò una vera trasformazione.

Costretti dall'esigente titolare del locale in cui si esibivano a lunghe performance in cui dovevano produrre il massimo volume, la loro musica acquistò potenza e consapevolezza.

Iniziò ad emergere la volontà di Paul di prendere il posto di Stuart al basso, e si formò lo stile e il repertorio che caratterizzerà i primi anni della loro attività.

Presto furono costretti a tornare a Liverpool a causa di alcuni problemi con la polizia tedesca.

George era minorenne e non poteva lavorare legalmente; Pete e Paul, lasciato il loro vecchio e precario alloggio perché trasferitisi nella sistemazione procurata dal loro nuovo datore di lavoro, rientrando nottetempo per prendere le loro cose illuminarono la stanza dando fuoco ad un profilattico che avevano appeso alla parete, incendiando così la carta da parati.

Evento che provocò il loro arresto e quindi l'espulsione.

Tuttavia, pochi mesi dopo essi ritornavano nella città tedesca con un contratto firmato senza l'intermediazione del loro manager, grazie agli estimatori che si erano conquistati.

Stuart Sutcliffe, ammesso all'Accademia d'arte di Amburgo, lasciò la musica per dedicarsi alla pittura, suo vero interesse.

Al basso subentrò così Paul McCartney.

 

Al ritorno da Amburgo essi iniziarono ad attrarre l'attenzione con la loro musica martellante e il loro aspetto: i capelli pettinati in avanti con la frangetta, le giacche di pelle o senza risvolti, il tutto completato da stivaletti, furono il contributo all'immagine dei Beatles dato della fidanzata tedesca di Stuart e anche il look che sostanzialmente caratterizzò la band negli anni dell'esplosione.

Iniziarono a suonare in un locale in Mathew street, il Cavern club, in cui si erano precedentemente esibiti con scarsi risultati, ma in cui ora richiamavano un vasto pubblico, soprattutto femminile.

 

A poca distanza dal Cavern club c’era un negozio di elettrodomestici e dischi, di proprietà di un certo BRIAN EPSTEIN. Un giorno si presentò in negozio un ragazzo a chiedere “My Bonnie”, un disco da loro registrato ad Amburgo, quando accompagnavano il solista Tony Sheridan.

Il proprietario del negozio rimase colpito da quella richiesta, e, incuriosito, si recò al Caern Club per conoscerli.

Colpito dal loro carisma e dal richiamo di pubblico, si offrì di fare loro da manager.

In quel periodo i Beatles avevano rotto con il loro primo manager, Allan Williams, e limitavano la loro attività quasi esclusivamente agli spettacoli quotidiani al Cavern club, e così, dopo un'iniziale esitazione, accettarono.

Era la fine del 1961. Brian Epstein diventò il manager del gruppo e curò i loro interessi fino alla morte, avvenuta nel 1967. Da parte sua Epstein riuscì ad allargare il giro delle loro scritture, si impegnò a "ripulirli" , a "civilizzarli" adeguatamente per poi ottenere un provino ai Beatles con la Decca records per il giorno di capodanno del 1962.

Giunti a Londra per l'audizione, i Beatles sciorinarono il meglio del loro repertorio, conservato per la storia nelle registrazioni rimaste nell'archivio della casa discografica.

Nonostante il gradimento di Mike Smith, osservatore della Decca Records, la Decca preferì mettere sotto contratto un altro gruppo, per il fatto che quest'ultimo era di Londra e non della relativamente lontana Liverpool.

Il fatto divenne aneddotico ed entrò a far parte della classica galleria di errori di valutazione della serie La parola agli esperti.

Dopo questo insuccesso, per puro caso, durante la realizzazione di un disco, organizzata da Brian Epstein nel celebre negozio HMV in Oxford street a Londra, un tecnico fu colpito dalla musica che aveva sentito, indirizzò Brian Epstein presso la EMI, un’altra casa discografica.

Fu solo l'insistenza di Brian Epstein e il fatto che egli fosse, con il negozio di famiglia, un importante distributore nel nord dell'Inghilterra, a convincere i dirigenti della EMI, che demandarono a George Martin il compito di ascoltare qualche traccia incisa dai Beatles.

Martin, all'epoca, era responsabile per la EMI dell'etichetta sussidiaria Parlophone, che si occupava di jazz e musica classica.

Non era quindi molto sintonizzato con lo stile dei Beatles, ma avendo ascoltato su insistenza di Epstein parte del materiale da essi prodotto, decise di concedere loro un'audizione che si tenne il 6 giugno 1962 a Londra.

 

Furono registrati quattro pezzi, tra cui una versione del classico Besame Mucho cantata da Paul, e tre composizioni originali: Love Me Do, P.S. I Love You e Ask Me Why.

Fu solo a quel punto che i Beatles poterono avere un vero contratto discografico, anche se non molto vantaggioso per loro.

Martin era convinto che si potesse trarre qualcosa di buono dal gruppo, ma certo non più di qualche migliaio di copie prima che la band cadesse nel dimenticatoio e si sciogliesse, come succedeva nella musica pop del tempo.

 

Quando il 4 settembre 1962 i Beatles si ripresentarono in sala d'incisione, Ringo Starr sostituiva Pete Best alla batteria. Subito dopo la prima audizione, infatti, George Martin, insoddisfatto della batteria di Best, disse a Brian Epstein che avrebbe preferito un sessionman per le registrazioni in studio, mentre Best poteva andare bene per le esibizioni dal vivo. (il sessionman è un musicista della casa discografice che viene “prestato” per le registrazioni in studio ai gruppi che ne hanno bisogno.)

Non esisteva un vero rapporto tra Best, dal carattere molto introverso, e gli altri componenti del gruppo, inoltre conoscevano bene RINGO STARR, l’avevano incontrato ad Amburgo, ci avevano suonato in qualche occasione, ed erano convinti che fosse il sostituto adatto a Best.

Fu così che il 16 agosto 1962 avvenne la sostituzione.

Love Me Do fu il primo brano ad essere inciso.

Martin, che nulla sapeva del cambio di formazione, aveva chiamato un batterista per sostituire Best, il sessionman Andy White, che registrò Love Me Do e P.S. I Love You.

Ringo si adattò a suonare il tamburello in Love Me Do, mentre in P.S. I Love You era alle maracas.

Venne pubblicato come singolo la versione con Andy White, mentre la versione dell'album vide Starr alla batteria.

Il disco raggiunse il diciassettesimo posto nelle classifiche di vendita del Regno Unito, ma a Liverpool vendette moltissimo.

Dopo la buona affermazione di Love Me Do, i Beatles tornarono in studio per dare un seguito al loro esordio.

George Martin, da buon professionista del ramo, aveva loro trovato una canzone con cui pensava essi potessero scalare la classifica delle vendite.

I Beatles fecero chiaramente capire che era la loro nuova composizione, Please please me, che intendevano registrare.

Martin era di tutt'altro avviso, ma bastò che essi gliela facessero ascoltare perché il produttore cambiasse idea.

Please please me fu il loro secondo 45 giri e raggiunse il primo posto della Hit parade inglese.

Sarebbe stato il primo degli innumerevoli hits firmati Lennon-McCartney.

Il successo del brano iniziò a far conoscere il gruppo su scala nazionale: uscito l'11 gennaio 1963 ebbe subito recensioni positive.

Due mesi dopo, uscì l'album omonimo, che vendette subito 500.000 copie e raggiunse la vetta della classifica di vendita degli LP.

Fu di fatto il primo passo del loro ingresso nella storia della musica pop.

Notevole era il fatto che per la prima volta non si trattava di cover, cioè brani di altri autori.

Ben otto brani su quattordici erano infatti di loro composizione.

Con le apparizioni televisive negli show musicali, la loro immagine innovativa, la pettinatura, i vestiti, essi conquistarono un istantaneo seguito tra gli adolescenti inglesi.

Esplose così la beatlemania, di cui parleremo più avanti.

Erano i primi mesi del 1963, ed era iniziata una fase nuova nella musica pop.

L'album seguente With the Beatles fu pubblicato il 22 novembre 1963 ed ebbe un consenso talmente grande, sia di pubblico sia di critica, che non fu nemmeno necessario promuoverlo con l'uscita di un singolo.

La copertina era decisamente artistica e originale, così come gli otto brani firmati da Lennon-McCartney ed il primo firmato da Harrison.

Divennero celeberrime All My Loving, ripresa da molti altri artisti e I Wanna Be Your Man con la quale i Rolling Stones centrarono il loro primo successo commerciale.

Accanto all'intensa attività in studio, si susseguivano senza sosta i concerti e i tour in vari Paesi del mondo.

Le scene di delirio collettivo che si erano verificate oltre Atlantico nel febbraio del 1964, in occasione della loro apparizione all' "Ed Sullivan show" e dei concerti al Washington Coliseum, e a Miami, sembravano intramontabili. Durante l' apparizione all'"Ed Sullivan show" il numero di crimini riportati a New York fu molto vicino allo zero, e quelli minorili praticamente si azzerarono.

George Harrison affermò nel film "The Beatles Anthology": "Anche i criminali si fermarono a guardarci!" prendendo spunto dalle notizie, forse un po' sensazionalistiche, apparse sui quotidiani anglo-americani dell'epoca.

Il 10 luglio 1964 venne dato alle stampe A Hard Day's Night: il film omonimo fu un vero e proprio tributo alla Beatlemania; l'idea portante era di riprendere 36 ore della vita dei Fab Four ( i favolosi 4) nello stile di un documentario.

Il disco si rivelò il migliore realizzato fino a quel momento e tutti i brani erano composti da loro.

John Lennon con A Hard Day's Night incominciò a comporre una lunga serie di brani a sfondo filosofico-esistenziale-politico-sociale e non a caso i suoi libri, in quel periodo, ottennero premi letterari e riconoscimenti un po' ovunque. Paul McCartney si specializzò sempre di più nella produzione di canzoni melodiche, sentimentali ed accattivanti come And I Love Her e If I Feel, mostrando però una accuratezza tecnica sempre maggiore.

Instancabilmente proseguirono i loro tour dopo la pausa di 14 giorni dovuta alla registrazione dell'album e le scene di folle deliranti, composte soprattutto da ragazze urlanti, culminarono con lo storico concerto dell'agosto 1965 allo Shea Stadium di New York, davanti ad un pubblico di 55.000 persone, e si sarebbero ripetute sempre uguali dall'Europa all'Australia ad esclusione del loro ultimo tour americano.

Questo tour fu contestato da alcuni gruppi di fanatici religiosi a causa di alcune avventate dichiarazioni di John Lennon sulla presunta maggiore popolarità ed incidenza dei Beatles, rispetto a quella di Gesù Cristo.

I giornalisti americani li assillarono continuamente su questo tema finchè John Lennon riuscì a chiarire le sue tesi un volta per tutte ed a calmare un po' le acque; i Fab Four però vissero ugualmente l'ultima fase della tournèe con il terrore di essere bersaglio di qualche attentato.

L'ultimo concerto dal vivo fu realizzato al Candlestick park di San Francisco, nell'agosto del 1966.

Nel pieno della carriera, i componenti del complesso furono nominati – a furor di popolo, ma soprattutto grazie ad una illuminante mossa politica del Primo Ministro Harold Wilson in cerca di consensi – Membri dell’Ordine dell’Impero Britannico dalla regina Elisabetta II (e pare che i quattro nell’occasione non abbiano risparmiato apprezzamenti poco regalmente corretti nei confronti dell’augusta sovrana, mentre ancor più certa, nonostante le smentite successive, pare la leggenda che i Fab Four abbiano consumato uno spinello nelle regali toilettes di Palazzo, anche se in realtà, come confermato successivamente dagli stessi Beatles, consumarono solo un’”innocente” sigaretta).

 

La motivazione ufficiale del riconoscimento evidenziò più che i loro meriti artistici quelli economici; infatti i “Fab Four” fecero da traino alla zoppicante economia inglese che trovò un immediato giovamento dal made in England artistico diffusosi ormai in quasi tutto il pianeta.

Raramente in passato la Gran Bretagna aveva esportato cantanti, canzoni e composizioni e ormai veniva considerata una colonia americana per la musica leggera e una colonia italiana per il bel canto.

Anni più tardi, nel 1969, Lennon rinuncerà alle onorificenze restituendo la medaglia alla regina: fu un gesto clamoroso con cui intese protestare per il ruolo del Regno Unito nel Biafra e contro l’appoggio agli Stati Uniti in Vietnam.

Molti anni dopo Paul McCartney fu promosso al grado di Cavaliere dell’Ordine dell’Impero Britannico, il che comporta il diritto al titolo di “Sir” davanti al nome.

Il poco tempo lasciato libero dalle tournèe che si susseguivano a ritmo battente causò il passo indietro dell’album Beatles for Sale, uscito il 27 novembre 1964.

Il titolo, ideato da John Lennon, rifletteva le stesse impressioni del brano più gettonato che fu Eight Days A Week; la stanchezza aleggiava tra le note dell’album nonostante il più alto numero di cover presenti, ben sei, e per di più prese in prestito da autori della fama di Buddy Holly, Chuck Berry, Little Richard.

Viene considerato l’album meno incisivo del gruppo.

Tale lavoro fu però un passo necessario per consentire il percorso evolutivo musicale iniziato con Help!.

Fu un album di supporto a un film omonimo piuttosto auto-indulgente nel quale i Beatles istrioneggiarono, evidenziando più che altro il buon talento recitativo di Ringo Starr e un certo disinteresse di John Lennon per le riprese (proprio lui in seguito otterrà premi cinematografici con la pellicola Come vinsi la guerra).

Il disco evidenziò da una parte la passione di John Lennon per Dylan e la sua ricerca di testi sempre più elaborati e impegnati, dall’altra la continua ricerca di brani melodici, romantici, ma indimenticabili fatta da Paul McCartney e culminata nella evergreen Yesterday.

Help fu pubblicato nell’agosto 1965 e solo 4 mesi più tardi la loro evoluzione artistica li portò al risultato straordinario di Rubber Soul, raffinato e ricercato album, in cui compare per la prima volta nella musica leggera occidentale il suono del sitar indiano, le cui sonorità presero il sopravvento sui temi trattati nei primi anni di carriera, volutamente non impegnati e frivoli, atti a conquistare più pubblico possibile.

In questo periodo cominciò ‘uso di stupefacenti, come l’LSD, che ispirarono direttamente il testo e le suggestioni psichedeliche di molti loro brani.

Secondo un periodico dell’epoca, colui che indusse, per la prima volta, i Beatles ad utilizzare stupefacenti, fu Bob Dylan.

Si narra che il grande folk-singer, tra l’altro uno degli idoli del gruppo, durante la tournèe statunitense del 1964, si ritrovò con gli stessi nel bagno di un albergo.

Toccando l’argomento, Lennon offrì a Dylan delle pillole di “Dexies”, un eccitante che i Beatles assumevano durante la gavetta di Amburgo per sostenere al meglio gli stressanti ritmi di quelle notti.

Dylan rifiutò proponendo di fumare un po’ di erba.

Il primo a provare fu Starr che dopo alcune boccate iniziò a ridere come un matto.

Attesi spasmodicamente anche in Italia, nel giugno del 1965, i Beatles effettuarono un mini-tour italiano e in ciascuno dei concerti – uno al pomeriggio ed uno alla sera – suonarono per poco più di mezz’ora (preceduti da artisti rock italiani come Angela, Peppino Di Capri, Fausto Leali e i New Dada); ma i fan che accorsero ad ascoltarli al Velodromo Vigorelli di Milano, al Palasport di Genova e al Teatro Adriano di Roma rimasero tutt’altro che delusi.

Fu quella l’unica volta che suonarono in Italia.

Siamo al preludio alla fase della maturità artistica.

Dopo Help, pubblicato a metà del 1965, fu la volta di Revolver.

Con questo album iniziò la fase in cui la musica dei Beatles prendeva forma in lunghe e articolate sessioni in studio. L’album parlò di amore, di droga, ma anche di tasse con il pezzo di apertura Taxman, un pezzo musicalmente brillante, ma con un testo acido verso i politici inglesi dell'epoca, composto e cantato da George Harrison.

Parlò anche di morte con Tomorrow never knows di John Lennon che si era ispirato al Libro tibetano dei morti con la voce immersa tra suoni di nastri riprodotti al contrario in una perfetta anticipazione di Sgt. Pepper's.

Le canzoni di Paul McCartney Eleanor Rigby, For no one, Good day sunshine e Here, there and everywhere raggiungeranno una nitidezza non più eguagliata.

I suoni si arricchiscono di strumenti indiani, e di molte altre innovazioni elaborate in studio in modo artigianale ma dalla grande resa finale.

Cominciarono gli anni delle lunghe sedute di registrazione in studio: non potendo riprodurre dal vivo le complesse sonorità dei brani presenti sui loro dischi a partire da Revolver, ma anche estenuati dalle tournèe mondiali con tumultuose esibizioni in cui il suono del gruppo era letteralmente sommerso dalle urla delle fan, preocupati per le prime minacce piovute dai fanatici religiosi e infine allettati dall'ambizione di entrare nei libri di storia, non solo musicale, i Beatles interruppero l'attività dal vivo e si dedicarono esclusivamente all'attività in studio di registrazione

 

(questa scelta rattristò Brian Epstein che si sentì a quel punto persino inutile e ingombrante, anche se fu proprio lui a spingere i Fab Four verso il progetto di una etichetta indipendente).

Il 1° giugno del 1967 uscì il disco considerato da molti il più importante della storia del rock: Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, inizialmente pensato come un concept album che avrebbe dovuto rievocare gli anni della loro infanzia e adolescenza a Liverpool.

Il titolo nacque su idea di Paul McCartney che voleva creare una nuova identità al gruppo.

Tuttavia, esigenze contrattuali imposero che venissero commercializzati come 45 giri i due brani del progetto già registrati: Penny Lane e Strawberry Fields Forever.

Per la prima volta veniva pubblicato un 45 giri dal doppio lato A, cioè con due pezzi di pari livello.

Ciononostante Sgt. Pepper conservò un'apparente compattezza, dovuta alle innovazioni sonore introdotte e al momento particolarmente ricettivo del pubblico.

L'uscita del disco provocò uno strappo nel panorama musicale: tutto, dalla copertina, ai suoni, alla chiusura con la "epica" e "apocalittica" A Day in the Life, era la riproposizione in chiave "moderata" e popolare delle pietre miliari del 1966 americano, ovvero gli album dei Birds, Beach Boys e Bob Dylan.

Finalmente l'Europa per prima e il grande pubblico internazionale poi, legittimavano testi e suoni che fino ad allora avevano rappresentato la cultura alternativa.

 

Eravamo ad un punto di non ritorno;

 

da questo momento la musica pop poteva a ben diritto essere considerata arte.

Nella copertina c'è un messaggio ironico all'indirizzo del loro gruppo rivale, costituito dalla frase "Welcome The Rolling Stones" stampata sulla maglietta di un pupazzo dalle fattezze di una bimba col viso di Shirley Temple.

Jimi Hendrix rese onore all'uscita dell'album producendo rapidamente una cover del brano di apertura, spesso eseguita durante i suoi concerti.

Il 25 giugno dello stesso anno, il 1967, il gruppo registrò dal vivo negli studi EMI la lennoniana All You Need Is Love che assurgerà al ruolo di inno dei figli dei fiori e dei movimenti di protesta sessantottini.

Lanciata in mondovisione durante la prima trasmissione internazionale televisiva via satellite, rappresentò simbolicamente tutto il movimento artistico musicale britannico e la nascente generazione dell'amore.

Famosi ma non infallibili: così i Beatles si scoprirono in quella estate: tra le altre cose, il loro terzo film (destinato alla televisione) Magical Mystery Tour, di cui firmano - e sarà l'unica volta - la regia, si rivelerà un fiasco.

 

Quella stessa estate, infine, il loro "scopritore" e manager storico Brian Epstein verrà trovato morto nella sua stanza, per un letale mix di alcool e psicofarmaci.

 

La complessa macchina organizzativa e soprattutto amministrativa del gruppo si trovò così all'improvviso senza una guida.

Il 1968 si aprì con un viaggio in India presso il Maharishi Mahesh Yogi, della cui scuola di pensiero della "Rigenerazione spirituale" i Beatles erano nel frattempo diventati adepti.

 

Al ritorno dall'India, John e Paul volarono a New York per il lancio della loro società di produzione ribattezzata "Apple" e che aveva per simbolo una mela verde.

Con la loro società, essi spiegarono, volevano dare la possibilità a tutti gli artisti che avevano qualcosa da dire, fossero essi musicisti, scrittori o cineasti, di potersi esprimere senza passare dalla dura gavetta e dalla spasmodica ricerca di qualcuno che gli desse fiducia come era capitato a loro.

Paul disse in una conferenza stampa che l'idea era quella di un "comunismo occidentale".

Di fatto, l'attività principale della Apple fu la produzione dei loro dischi, che dal White Album in poi, iniziarono ad apparire con l'etichetta della mela verde, intera su un lato del disco e tagliata a metà sull'altro.

Si trattò di un'impresa velleitaria che risucchiò molto denaro e dette risultati molto modesti rispetto alle aspettative artistiche, anche se alla fine uscirono per la Apple dischi di autori di talento, come il giovane James Taylor.

Con il contributo anche di molti brani composti durante il loro soggiorno in India, conclusosi con una certa delusione da parte loro, nacque il doppio The Beatles (soprannominato White Album per la copertina completamente bianca), uscito nel novembre del '68.

Nel disco è evidente come il gruppo stesse perdendo la sua coesione, in quanto ogni brano riporta l'identificabile cifra stilistica del suo autore, ma emerge anche il talento come compositore di George Harrison.

Il disco non riscosse lo stesso consenso dei precedenti, e loro stessi osservando il panorama musicale contemporaneo si accorsero che molti artisti, anche emergenti, avevano pubblicato album contenenti sonorità più innovative e sofisticate.

I Beatles intuirono che non erano più loro a condurre la locomotiva dei mutamenti musicali.

Per questi motivi e per rimediare ai sempre più frequenti contrasti interni (dovuti anche alla presenza ingombrante della nuova compagna di Lennon, Yoko Ono), nacque l'idea di "tornare alle origini" con un disco più spontaneo e meno ricercato, registrato in diretta senza le ricercatezze e le elaborazioni in studio dei loro ultimi lavori.

Il progetto, dal nome Get Back, prevedeva anche un film sulla sua realizzazione e il ritorno ad una performance dal vivo.

Le riprese delle sedute di registrazione furono affidate al regista Michael Lindsay Hogg.

Venne così immortalato un litigio tra Paul e George a proposito del modo in cui il chitarrista "interpretava" la musica di McCartney: un episodio che ben rifletteva le tensioni latenti nel gruppo.

Le riprese, iniziate negli inospitali studi cinematografici di Twickenham a Londra, poi abbandonati per uno studio casalingo alla Apple in Savile Row, sarebbero diventate un film uscito con lo stesso titolo dell'album, destinato a restare - e a farli restare - nella storia della musica pop.

Dopo molte ipotesi, tra cui quella di tenere un concerto di chiusura su una nave o suonando in un locale "a sorpresa" e all'insaputa del pubblico, il palcoscenico, l'ultimo stage, divenne la terrazza del loro quartier generale londinese, la Apple, al numero 3 di Savile Row, dove, il 30 gennaio del 1969, ebbe luogo il loro ultimo concerto dal vivo.

Il pubblico era costituito, oltre che dagli operatori addetti alle riprese cinematografiche del concerto, da una manciata di curiosi, per lo più impiegati dello stesso stabile accorsi fra i comignoli senza forse immaginare che sarebbero stati testimoni di un evento.

In strada, per contro, decine di bobbies (termine per indicare i poliziotti inglesi) faticavano a tenere a bada ancora una volta (l'ultima) nugoli di fans che avevano appreso in qualche modo la notizia della performance.

Ma subito dopo l'interesse dei quattro per Get Back calò ed essi si dedicarono a diversi progetti solisti che avevano già pronti nel cassetto.

Pochi mesi dopo i quattro tornarono in studio per un nuovo album: richiamarono George Martin, il loro produttore, che li aveva abbandonati dopo il White Album, stanco dei continui litigi, e produssero con un ultimo sforzo Abbey Road, il testamento artistico che con capolavori quali Come Together, Here Comes The Sun, Something e Get back diede l'ultimo fulgido esempio della loro arte.

Dopo l'uscita di Abbey Road, Harrison e Lennon (all'insaputa di McCartney) chiamarono l'affermato produttore Phil Spector per affidargli i nastri di Get Back: Spector rielaborò radicalmente molte canzoni, ma ebbe il merito di rendere vendibile del materiale spesso troppo grezzo.

Il prodotto è l'album Let It Be, che uscirà un mese dopo l'intervista con cui McCartney annunciò l'abbandono del gruppo.

 

Fu l'atto finale.

Seguiranno diverse cause legali, ma anche quattro carriere soliste certo non paragonabili tra loro (e difficilmente accostabili a quella del complesso unito), ed una eredità pesantissima.

 

•  (John Winston Lennon)

Voce solista, suonava la chitarra ritmica, l’armonica e il pianoforte ed il banjo ( strumento con cui venne a contatto con la musica ).

Era, insieme a Paul McCartney, l’autore della maggior parte dei brani.

Fu etichettato come l’intellettuale rivoluzionario un po’ stravagante e contraddittorio, sia per l’elevata qualità delle sue musiche e dei suoi testi, sia per il suo ruolo pubblico di leader del movimento hippy, del movimento pacifista e di quello comunista-radicale, per l’appoggio ai movimenti a favore dei diritti dei neri e dell’emancipazione femminile.

Fu ucciso davanti al Dakota Building di New York, dove abitava, l’8 dicembre 1980 da Mark David Chapman, un suo squilibrato ammiratore.

• Paul McCartney  (James Paul McCartney)

Basso, voce solista, chitarra, pianoforte, batteria e, talvolta, il mandolino.

Condivide insieme a John Lennon la paternità della stragrande maggioranza dei brani dei Beatles.

Fu etichettato come il Beatle “bello”, il compositore di canzoni sdolcinate e frivole.

Dopo i Beatles fondò il complesso dei Wings, sciolto nel 1980.

È tuttora in piena attività.

Particolare curioso: sua è la batteria in Back in the USSR, Dear Prudence e The Ballad of John and Yoko, brani registrati in assenza di Ringo Starr.

• George Harrison.

Chitarra solista, sitar, talvolta voce solista e autore dei brani.

Suoi sono brani spesso innovativi e diversi dalla linea melodica del gruppo, come While My Guitar Gently Weeps e Something.

È morto il 29 novembre 2001 durante un soggiorno a Los Angeles (California) a causa di un carcinoma maligno.

• Ringo Starr (Richard Starkey junior.)

Batteria, percussioni e talvolta voce solista.

Compose durante la sua carriera nei Beatles due canzoni soltanto: Don’t Pass Me By e Octopus’s Garden scritte durante un soggiorno in Sardegna.

Venne scelto anche come voce solista in Act Naturally, Yellow Submarine e With a Little Help From My Friends.

Rivelatosi particolarmente portato alla recitazione, fu il protagonista del film Help!, e mentre faceva ancora parte del gruppo, recitò insieme a Peter Sellers.

Ci sono stati personaggi che hanno caratterizzato il gruppo sia prima della sua esplosione che durante la sua attività. Hanno preso parte a vario titolo alle vicende dei Beatles e sono, comunque, meritevoli di citazione.

• Stuart “Stu” Sutcliffe.

Considerato a lungo il “Quinto Beatle”, “Stu” Sutcliffe conobbe il coetaneo John Lennon alla scuola d’arte di quella città.

Bassista della band, quando i Beatles nel 1961 tornarono in Inghilterra rimase ad Amburgo per continuare i suoi studi artistici e soprattutto per amore di Astrid Kirchherr, la fotografa e stilista tedesca che inventò le pettinature del gruppo e con la quale si era fidanzato.

Un aneurisma cerebrale uccise il giovane Stu nel 1962.

Non fu mai trattato e considerato come amico da Paul, tant’è che fra i due nacquero spesso diatribe. Nonostante tutto, fu la fidanzata di Stu a dare inconsapevolmente inizio alla moda del “taglio alla Beatles”, sperimentando per primo il nuovo look, copiato poi dal resto del gruppo.

Divenne con il tempo uno fra i migliori amici di John, tant’è che questi, in sua memoria, volle inserire il suo volto sulla copertina dell’album Sgt Pepper.

• Pete Best.

Batterista, era uno dei migliori strumentisti (nonchè uno dei più famosi musicisti) di Liverpool.

Molto del successo iniziale dei Beatles prima delle prime incisioni discografiche fu dovuto proprio alla sua notorietà.

Per motivi mai del tutto chiariti, fu “licenziato” da John Lennon e Paul McCartney qualche settimana prima della messa sotto contratto.

La responsabilità sembra potersi attribuire tuttavia a George Martin, il produttore, che dopo il primo provino della band non era soddisfatto delle sue capacità. Il posto di Pete fu preso da Ringo Starr.

Successivamente, pur non rimanendo mai del tutto fuori dalla scena musicale, si impiegò in un ufficio pubblico a Liverpool, dove rimase fino alla pensione.

Recentemente, dopo la pubblicazione, da parte dei Beatles superstiti, di alcuni brani inediti che lo vedevano alla batteria, pare che Pete Best sia stato gratificato di un assegno dell’ordine del milione di sterline, risarcimento postumo per il licenziamento imprevisto di più di trent’anni prima.

Due persone in particolare, tra le molte che circondavano il quartetto, ebbero un peso determinante:

• Brian Epstein.

Di origini ebraiche, titolare di un negozio di dischi a Liverpool, fu lo “scopritore” del complesso, di cui diventò manager alla fine del 1961.

Fu per tutta la vita emarginato dal resto dalle altre persone a causa della sua omosessualità tranne da John Lennon.

Curò gli interessi del gruppo (talvolta in modo avventato ed inesperto) fino alla morte, avvenuta per overdose di medicinali, forse intenzionale, nell’agosto del 1967.

• George Martin.

Fu il produttore di tutti gli album dei Beatles (con l’eccezione di Let It Be).

Di formazione classica, è considerato da molti la persona che fu capace di tradurre le idee dei quattro, del tutto digiuni di teoria musicale, negli arrangiamenti divenuti storici e nell’innovativa tecnica del suono.

Il merito del successo dei Beatles è in parte suo, comportatosi nei loro confronti come un padre, talvolta generoso e talvolta  rude                                                                                                                                                                      5.39

[Fin dagli esordi la personalità dei quattro, e l'immagine mediatica che li aveva resi famosi, ispirarono la possibilità di sfruttare anche cinematograficamente la notorietà del complesso.

L'esperienza cinematografica dei Beatles non è stata sicuratamente pari a quella musicale, nella quale hanno impresso un marchio destinato a segnare la musica pop per decenni successivi.

I loro film avevano una ragion d'essere solo in virtù della loro presenza scenica e quale fenomeno destinato a muovere intere masse giovanili. Senza contare la funzione di traino che avevano per le loro canzoni in via di lancio.

A detta dei critici, l'unico valore aggiunto fornito dai Beatles e dai loro film al panorama cinematografico della loro epoca, è contenuto nella fantasia delle immagini, nell'uso sapiente e moderno del montaggio (i videoclip erano ancora di là da venire) e, naturalmente, nelle musiche, comunque riconoscibili ed apprezzabili.

Il primo film fu:

A Hard Day's Night1964 - In Italia uscito con il titolo Tutti per uno, di Richard Lester

In origine il film (la frase del titolo si rifà ad una espressione gergale usata a tormentone da Ringo Starr) avrebbe dovuto intitolarsi Beatlemania.

Con un taglio fra il semi-documentaristico e il musical ricco di invenzioni, i quattro musicisti sono seguiti dalla cinepresa durante il movimentato trasferimento in treno da Liverpool a Londra dove dovranno tenere un concerto. Braccati dai fans, i musicisti riusciranno a presentarsi all'appuntamento (non prima però di essersi recati in incognito in un club, abbandonando in maniera sbarazzina la sessione di prove).

Il film debuttò al London Pavillon alla presenza della famiglia reale.

Ebbe due nomination agli Oscar e gli incassi coprirono dieci volte il costo della realizzazione.

Il regista Lester racconterà di essersi limitato a muovere la camera da presa al ritmo della musica, ma il film si rivelerà il maggiore successo cinematografico dei Beatles.

Nel 1965 uscì:

Help!   Sempre per la regia di Richard Lester.

In una caotica avventura, i Beatles interpretano se stessi, con tanto di scienziati pazzi, escursioni alle Bahamas, inseguimenti da parte di adepti ad una setta indù adoratori della Dea Kalì, anelli (di Ringo Starr) rubati e improbabili sciate sulle montagne austriache; riescono però, fra una sequenza e l'altra, a cantare sette nuove canzoni.

Due anni dopo, nel 1967, uscì il 3° film dei Beatles:

Magical Mystery Tour   Fu l'unico tentativo dei Beatles di girare un film in piena autonomia, ma l'esito non fu felice come nelle precedenti occasioni.

Concepito durante un viaggio negli Stati Uniti da Paul McCartney, il film fu girato praticamente senza sceneggiatura ma solo sulla base di piccole tracce sparse.

Durante le due settimane in cui il Magic Mystery Bus viaggiò nel sud dell'Inghilterra ogni Beatle portò il proprio contributo in termini di invenzione di gag.

Presentata in televisione, la pellicola fu aspramente criticata dai media e soltanto successivamente rivalutata e distribuita in sale cinematografiche e in videocassetta.

Anche in questo caso il film servì a lanciare un nuovo LP del quartetto di Liverpool.

Il 4° film fu nel 1968:

Yellow Submarine,   un lungometraggio animato ispirato all'omonimo brano, dove i Beatles appaiono solo in una breve sequenza finale.

Nel resto del film sono sostituiti dalla propria immagine disegnata; il lavoro, nel suo complesso, fu definito da critici in svariati modi: apologia del mito, operazione promozionale del disco che doveva lanciare, ma anche sintesi delle più innovative esperienze figurative, dall' Art Nouveau, al Surrealismo, alla Pop art.

Il regno di Pepperland è invaso dai biechi blu che vogliono abolire musica e colori; ma ci penserà il direttore della Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band a mettere tutto a posto: navigando sul Sottomarino giallo giungerà fino a Liverpool a chiedere soccorso agli stessi Beatles.

L’ultimo film, nel 1970, fu:

Let it be   Motivazioni contrattuali sono alla base di questa produzione, interpretata collettivamente dal gruppo.

La United Artists aveva stipulato un contratto per tre film: i due diretti da Lester ed un terzo titolo, appunto Yellow Submarine; quest'ultima pellicola, però, non accontentò la casa produttrice: un ulteriore terzo film doveva essere girato.

Probabilmente nessuno poteva immaginare che tale film - Let it Be, realizzato da Michael Lindsay-Hogg nel 1969 e uscito nel 1970, l'anno dello scioglimento del gruppo - sarebbe stato un documento per molti versi destinato a entrare nella storia della musica rock.

Era infatti l'Ultimo concerto dei Beatles, il concerto dell'addio, ripreso live sul tetto di un edificio londinese, con i quattro baronetti dai volti tirati impegnati a gettare gli (ultimi) accordi al vento per un pugno di curiosi, per lo più impiegati che lavoravano nello stesso stabile, mentre fans imperterriti si affollavano in strada nella (vana) speranza di vedere ancora una volta i loro idoli.

 

Intorno alla fine degli anni '50 in America, ma anche in Europa, il boom economico aveva fatto entrare la radio in ogni salotto, e le famiglie ci si riunivano intorno, come se fosse il nuovo focolare domestico.

E per radio, in un ambiente familiare, in cui, cioè, tutta la famiglia stava riunita, trasmettevano canzoni per tutti.

Il target era molto ampio, tant'è che era molto facile trovare ragazzini il cui sogno era quello di cantare come Frank Sinatra o Elvis Presley.

Nacque la music-mania.

Voltate le spalle alla seconda guerra mondiale e con la guerra fredda un po' meno incombente, grazie ad una opulenza familiare sempre maggiore, anche i giovanissimi iniziarono a perseguire una identità sociale.

Insomma i giovanissimi aspiravano a contare socialmente, a consumare, a prendere autonomamente decisioni sulle loro scelte, sui loro gusti, e soprattutto anelavano forti emozioni che li facessero uscire da quel limbo di noia e di ovvietà che la società post bellica sembrava prospettare loro.

Per quanto riguarda la musica, furono proprio i fans di Frank Sinatra ad emettere per primi urla e a manifestare stati di alterazione durante le apparizioni pubbliche, per'altro fugaci, del loro idolo davanti ad un albergo o ad una stazione aeroferroviaria.

Con l'avvento del rock'n'roll, però, gli animi si svegliarono.

Ad esempio la prima apparizione all'Ed Sullivan Show di Elvis Presley scatenò i teenager e le industrie varie (cinema, musica, riviste, che prima non avevano molto spazio) da quel momento iniziarono a trasmettere spot, film e dischi indirizzati solo ai giovani.

I giovanissimi diventarono il principale obiettivo del mondo produttivo.

I Beatles sfondarono in Gran Bretagna, entrarono in America (nel 1964) proprio mentre tutto ciò impazzava.

Ma soprattutto il 1963 fu nuovamente un anno di altissime tensioni socio-politiche, di instabilità e di enormi preoccupazioni.

L'omicidio del presidente Kennedy, il discorso di M.L.King “ I have a dream…” fecero ripiombare gli occidentali nell'incubo di una ecatombe nucleare.

I Beatles uscirono fuori nel momento giusto per raccogliere le istanze dei giovanissimi che desideravano vivere felici, amare e distinguersi dagli adulti.

I testi delle loro canzoni, originali, freschi, erano perfettamente in linea con le parole che volevano pronunciare i giovanissimi.

Lo stesso si potrebbe dire per il loro look, per le loro dichiarazioni, per i loro atteggiamenti, per i loro comportamenti e per la loro musica.

Ed ecco che milioni di teen-ager, fra ragazzini e ragazzine, si fiondarono a comprare il loro nuovo disco, il loro giubbotto, i loro abiti, i loro stivali, ma anche l'agendina o la matita o il pallone aventi qualche riferimento con il loro nome, con la loro musica o con i loro volti, e persino andare a caccia di tutti i beni di consumo preferiti dai FabFour (dalle sigarette alle pietanze...), o a vedere il loro concerto nella città più vicina, o a tagliarsi i capelli come loro e infine a ripetere tutto il giorno a squarciagola i testi delle loro canzoni.

Era scoppiata la Betlemania.

Questo termine fu coniato da alcuni cronisti e da addetti ai lavori per descrivere la cronaca del concerto tenuto a Cheltenham, nell’ Inghilterra meridionale.

La Beatlemania fu un fenomeno sociologico fino ad allora mai rilevato prima: l'adorazione incondizionata al di là dell'estrazione sociale, della cultura, del sesso e dell'età per idoli della nascente musica pop, che si manifestava in crisi isteriche, assembramenti di folla, euforia, ossessione, urla, pianti, svenimenti frequentissimi, consumo frenetico di oggettistica riguardante il gruppo.

L'attenzione dei mass-media divenne morbosa, così come i calcoli dei discografici.

Nello stesso tempo il manager, Brian Epstein, si prodigò per evitare di far raggiungere al gruppo, la soglia di saturazione e di rottura.

Da questo momento ogni passo pubblico e privato dei Beatles divenne un fatto nazionale e ogni loro movimento venne seguito da una massa di fans, tanto infatuati ed appassionati quanto incontrollabili persino per le forze dell'ordine. Ogni loro concerto fu presto caratterizzato dalle urla assordanti delle fan che rendevano impossibile ascoltare il suono che producevano.

Erano inoltre costretti a rocambolesche fughe per evitare l'assalto delle orde di ammiratrici.

Ben presto altri gruppi imitarono il loro look e il loro repertorio.

Gli eventi che impressionarono maggiormente l'opinione pubblica furono il concerto dei FabFour al London Palladium trasmesso anche in televisione il 13 ottobre 1963 che immobilizzò praticamente tutto il quartiere a causa della ressa formata da migliaia di fans impazziti e il loro ritorno dalla tournèe seguente in Scandinavia che fu accolto da migliaia di deliranti fans all'aeroporto di Londra.

I Beatles all'apice della loro popolarità furono i primi cantanti ad esibirsi negli stadi per soddisfare il maggior numero di fans e furono praticamente gli unici, assieme ai capi di stato ed ai papi, ad attraversare intere città seduti all'interno di macchine blindate, tagliando a fatica due ali di folla sterminata osannante.

 

Al talento di Lennon e degli altri tre Beatles si devono alcune delle migliori pagine della musica leggera moderna.

 

Nessuno può pensare ai Beatles come a dei geni assoluti della composizione e neppure, in fondo, come a dei virtuosi dei rispettivi strumenti.

 

Ma resta il fatto che a quasi 40 anni dallo scioglimento del gruppo, le canzoni con il marchio Lennon-McCartney, hanno mostrato una straordinaria resistenza all’usura del tempo, divenendo fonte di ispirazione per più di una generazione di musicisti pop.

Se ancora oggi, su scala planetaria, ci sono ragazzi - oltre che nostalgici ultraquarantenni - che acquistano e ascoltano i dischi dei Beatles vuol dire che, al di là delle mode del momento, resta il fascino delle loro canzoni, di quella strana alchimia di suoni e parole che probabilmente non si è più realizzata nella storia della musica leggera, nemmeno nei suoi episodi più felici.

 

Non che all’epoca, nel 1968 e giù di lì, i Beatles fossero amati da tutti.

Molti, soprattutto negli ambienti più duri della contestazione giovanile, li consideravano troppo sdolcinati e intimistici, preferendo espressioni più ruvide o ritenute più “impegnate” del rock.

 

Ma il tempo ha dato ragione ai quattro ragazzi di Liverpool.

 

E mentre di molti gruppi di allora si è persa traccia, la stella dei Beatles appare ancora intramontabile.

 

 

Era Sabato 6 luglio 1957,

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